Normativa Scale e ParapettiCertificazione CE ObbligatoriaCertificato parapetti in vetro

NORMATIVA SCALE E PARAPETTI

Il parapetto che si realizza, per essere a norma, deve avere un’altezza minima di 100cm ed essere inattraversabile da una sfera di diametro di 10cm. Il corrimano non deve essere inferiore a 90cm di altezza.

Per ogni rampa di scale i gradini devono avere la stessa alzata e pedata. I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole e la pianta preferibilmente rettangolare e con un profilo preferibilmente continuo a spigoli arrotondati.

I gradini devono essere caratterizzati da un corretto rapporto tra alzata e pedata (pedata minima 30cm): la somma tra il doppio dell’alzata e la pedata deve essere compresa tra 62/64cm.

Le rampe di scale che costituiscono parte comune o siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 1,2m ed avere una pendenza limitata e costante per l’intero sviluppo della scala.

Un segnale al pavimento (fascia di materiale diverso o comunque percepibile anche da parte dei non vedenti), situato almeno 30cm dal primo e dall’ultimo scalino, deve indicare l’inizio e la fine della rampa.

Le rampe di scale che non costituiscono parte comune e siano di uso pubblico devono avere una larghezza minima di 0,80m. In tal caso devono essere rispettati il già citato rapporto tra pedata e alzata (in questo caso minimo 25cm), e l’altezza minima del parapetto.

Le porte con apertura verso la scala devono avere uno spazio antistante di adeguata profondità.

Il corrimano deve essere posto ad un’altezza compresa tra 0,90/1metro.

In corrispondenza alle interruzioni del corrimano, questo deve essere prolungato di 30cm oltre il primo e l’ultimo gradino.

Nel caso in cui è opportuno prevedere un secondo corrimano, questo deve essere posto ad un’altezza di 0,75cm.

Le scale comuni e quelle adibite al pubblico devono avere le seguenti ulteriori caratteristiche:

  1. La larghezza delle rampe e dei pianerottoli deve permettere il passaggio contemporaneo di due persone ed il passaggio orizzontale di una barella con un inclinazione massima del 15% lungo l’asse longitudinale;
  2. La lunghezza delle rampe deve essere contenuta;
  3. Il corrimano deve essere installato su entrambi i lati;
  4. In caso di utenza prevalente di bambini si deve prevedere un secondo corrimano ad altezza proporzionata;
  5. È preferibile un’illuminazione naturale laterale. Si deve dotare la scala di un’illuminazione artificiale, anche essa laterale, con comando individuabile al buio e disposto su ogni pianerottolo.
  6. Le rampe di scale devono essere facilmente percepibili, anche per i non vedenti.

CERTIFICAZIONE CE OBBLIGATORIA CON RIFERIMENTO ENI UN 1324-1 DIRETTIVA 89/106/EC

Dal 1° maggio 2005 c’è l’obbligo di marcatura CE di porte e cancelli commerciali e residenziali industriali  per uso carrabile e pedonale.

Il marchio CE indicato nel prodotto sta ad indicare che tutti gli obblighi di legge in materia di qualità e di sicurezza sono stati correttamente rispettati e documentati nel fascicolo tecnico e nella dichiarazione di conformità.

Il costruttore che applica la marcatura CE si assume la responsabilità della conformità del prodotto alle direttive europee.

La normativa prevede che l’installatore finale del prodotto ha l’obbligo di:

  1. Eseguire i lavori utilizzando componenti adeguati (a loro volta marchiati CE) nel rispetto dei requisiti della UNI EN 12453/2002;
  2. Effettuare, sul prodotto finito, tutti i test necessari per verificare il funzionamento dei dispositivi di sicurezza e limitazione delle forze, in base alla norma UNI EN 12445/2002;
  3. Redigere il fascicolo tecnico, che comprende tutta la documentazione tecnica, la descrizione dei provvedimenti adottati per mettere in sicurezza la macchina ed infine i rapporti di prova (inclusi i rapporti di misura delle forze);
  4. Redigere e sottoscrivere la dichiarazione di conformità CE, da rilasciare al cliente;
  5. Apporre la marcatura CE sul prodotto.

La norma UNI EN 13241-1 si applica a prodotti manuali e motorizzati di cancelli, barriere, porte industriali, commerciali e da garage destinati ad essere installati in aree raggiungibili da persone e per i quali l’utilizzo principale è consentire accesso sicuro a merci e veicoli accompagnati o guidati da persone in complessi industriali, commerciali o residenziali;
questa norma copre anche gli schermi, le inferriate e le serrande avvolgibili usate negli immobili destinati alla vendita al dettaglio che sono maggiormente interessati dal passaggio di persone piuttosto che da quello di veicoli. 

La norma UNI EN 13241-1 non si applica:

  • Chiuse in canali navigabili e chiuse per bacini di carenaggio;
  • Porte di ascensori;
  • Porte di veicoli;
  • Porte corazzate;
  • Porte di gabbie/locali per la custodia di animali;
  • Sipari in tessuto per teatro;
  • Barriere ferroviarie e barriere usate solamente per i veicoli;
  • Porte girevoli di qualsiasi misura;
  • Porte pedonali manuali a scorrimento orizzontale con superficie dell’anta minore di 6,25 m2 (marcatura CE ai sensi della EN 14351-1);
  • Porte pedonali motorizzate a scorrimento orizzontale con larghezza inferiore a m. 2,5 e area minore di 6,25 m2, progettate principalmente per l’utilizzo pedonale (marcatura CE ai sensi della EN 14351-1);
  • Porte con requisiti di resistenza al fuoco o tenuta ai fumi [marcatura CE ai sensi del pr EN 14351-3].

NORMATIVA SUL CERTIFICATO DI SPINTA DEI PARAPETTI IN VETRO

Il parapetto per essere considerato a norma deve resistere ad una spinta applicata sul bordo superiore (che deve essere posto tra 100 e 110 cm dal piano di camminamento) che va da 100 a 300 kg/m, a seconda della destinazione d’uso dell’ambiente in cui è installato il parapetto.

I produttori di accessori vetrati a fissaggio puntuale sono in continuo aumento, ma una buona parte dei prodotti, soprattutto per quanto riguarda gli accessori relativi ai parapetti, sono oggetti metallici non idonei all’uso per cui sono destinati.
Se testati in un contesto applicativo reale, molti prodotti
non rispondono minimamente ai requisiti di sicurezza previsti e cogentie sono quindi formalmente e sostanzialmentepericolosi da utilizzare.

Secondo le disposizioni di riferimento, le strutture vetrate devono essere verificate con i carichi statici prescritti dal nuovo D.M. 14/1/2008 “Norme Tecniche per le Costruzioni” G.U. n°29 del 4/2/’08 e successivi aggiornamenti e sottostare al requisito vincolante di sicurezza all’impatto come richiesto dalla UNI 7697:2007 (L.206 6/9/’05) 

1) UNI 10807:1999
“Ringhiere Balaustre o Parapetti prefabbricati – Determinazione della resistenza meccanica ai Carichi Dinamici”; 
2) UNI 7697:2007
“Criteri di sicurezza nelle applicazioni vetrarie” 
L’osservanza della UNI 7697 è un obbligo in quanto la Legge n° 206/2005 eleva a rango di legge la norma 7697:2007. Questa norma dispone circa le caratteristiche, delle realizzazioni in vetro. In riferimento ai parapetti di vetro le prescrizioni della UNI 7697:2007 al punto 8.2.4 – prospetto 1, sono: 

Applicazioni vetrarie

Azioni e/o sollecitazioni

Rischi

Classe prestazionale minima

8.2.4 Lastre di vetro di balaustre, parapetti, partizioni interne, paratie, divisorie, etc.

Urti dovuti all’impatto di persone

caduta nel vuoto

1 B 1 secondo UNI EN 12600

Si evince che la categoria prestazionale minima è la classe 1B1.

Non è sufficiente che il vetro sia in classe 1B1 per parlare di parapetti certificati. La norma evidenzia che la classe prestazionale minima consiste nel fatto che i vetri utilizzati per la realizzazione di parapetti vetrati debbano essere ANTI CADUTA NEL VUOTO.
Molti esecutori ne danno però una lettura superficiale interpretando che, indipendentemente dal sistema di fissaggio del parapetto alla struttura primaria, quello che è importante è utilizzare un vetro certificato secondo la UNI EN 12600:2004 in classe 1B1.

Questa interpretazione non è corretta , cioè non basta utilizzare un vetro di classe 1B1 per far sì che il sistema automaticamente sia conforme alle normative, è indispensabile verificare le condizioni di carico, il sistema dei vincoli e le dimensioni del vetro per decretarne la correttezza.
L’unico caso in cui è sufficiente l’uso di un vetro certificato 1B1 (previa verifica sulle condizioni statiche della lastra) è quando quest’ultimo è inserito in un telaio metallico che lo supporta sui quattro lati.

Non è sufficiente verificare gli accessori con calcoli strutturali e/o test di laboratorio ed utilizzare un vetro 1B1.  Molti produttori di accessori verificano, tramite calcoli strutturali e/o test di laboratori, che l’accessorio non collassi alla prova di impatto (peraltro non sempre applicando quella di 600J), ma attenzione: così facendo, verificano solo l’accessorio non il “sistema balaustra”. Cioè distribuiscono gli accessori come se bastasse il loro semplice utilizzo per rendere a norma qualunque tipo di applicazione nel suo insieme. 
Non è così, in tale modo, fornendo gli accessori certificati estrapolati dal contesto vetrario e dal vincolo reale di applicazione, senza peraltro specificare chiaramente quali sono i limiti di impiego, demandano l’obbligo di verifica all’installatore o al progettista. 
La UNI 7697 cita testualmente che:

“Nel calcolo e nella scelta della composizione delle lastre se ne devono considerare le dimensioni e il metodo di ancoraggio.”

Di chi sono le responsabilità civili e penali per l’installazione di parapetti non certificati?

In funzione del loro operato vediamo, secondo la ns. interpretazione, quali responsabilità potrebbero avere:
1. Il progettista architettonico
Si occupa del progetto in chiave estetica, non scende a definire le particolarità costruttive.
Responsabilità: in genere nessuna.

2. Il progettista esecutivo
Definisce modalità costruttive e prestazionali.
Responsabilità: sempre responsabile.

3. Il direttore dei lavori
Deve assicurarsi che il prodotto installato sia a norme.
Responsabilità: responsabile per definizione.

4. Il produttore di accessori
Produce gli accessori del sistema, può fornire o meno certificati di conformità esaustivi, in genere relativi ai soli accessori di produzione.
Responsabilità: in genere mai responsabile a meno che non fornisca i certificati di conformità del sistema.

5. Il vetraio
Produce i vetri, spesso consapevole che saranno utilizzati come parapetti, ma in genere non ha conoscenza del vincolo di installazione.
Responsabilità: in genere mai responsabile.

6. L’installatore
Si intende per installatore la figura che ha in carico la comessa, non il montatore semplice terzo che esegue il solo montaggio seguendo precise indicazioni. È la figura più importante ai fini della produzione perché, in caso di mancanza del progettista esecutivo o del direttore dei lavori, assume la fuigura di progettista.
Responsabilità: sempre responsabile quando assume il ruolo di progettista; spesso responsabile anche in tutti gli altri casi tranne quando acquisisce il prodotto completo di certificati di conformità; deve comunque accertarsi sempre che, sotto l’aspetto formale, la documentazione sia in regola (verifica di rispondenza tra il sistema di prova e corrispondenza dell’applicazione in cantiere)

7. L’impresa edile acquirente
In genere acquista il parapetto come componente edile che poi rivende al suo committente in un contesto generale, è quindi acquirente esperto e consapevole, soggetto a varie norme per le costruzioni che deve ben conoscere; deve pertanto acquistare i componenti con cognizione di causa e accertarsi della rispondenza alle normative.
Responsabilità: generalmente sempre responsabile.

8. Il committente finale
Sia privato che pubblico acquista in buona fede un prodotto che presuppone in regola rispetto alle norme tecniche per l’uso a cui viene destinato, a meno che non acquisti il prodotto per un uso diverso da quello richiesto.
Responsabilità: generalmente mai responsabile.

Il cliente deve richiedere il certificato di conformità, cioè una dichiarazione dalla quale risulti che il parapetto installato risponda alla certificazione in CLASSE 1B1 testato secondo la norma UNI 769/2007 resa legge dalla n° 206/2005 e quindi che:
1. L’analisi del parapetto sia stata condotta secondo le prescrizioni del D.M.I. del 14.01.2008 e della Circolare del Ministero delle Infrastrutture e TRASPORTI N° 617 DEL 02.02.2009, PUBBLICATO SULLA Gazzetta Ufficiale n° 47 del 26/02/2009 suppl. Ordinario n° 27;
2. Le fasi di analisi siano state condotte in accordo alle disposizioni normative vigenti.
3. Sia stata effettuata la prova di impatto, rilevabile da un rapporto di prova emesso da un istituto certificato.

 

COME PULIRE UNA RINGHIERA IN ACCIAIO INOX

L’acciaio inox è un materiale che è molto resistente alla corrosione che non necessita di molta manutenzione sia se viene usato internamente sia esternamente.

Per mantenere la superficie dell’acciaio in buone condizioni basta una semplice pulizia ordinaria, in modo tale che l’aspetto estetico e la resistenza alla corrosione non siano compromessi.

La ditta Turra Armando Vi consiglia e può fornirVi molti prodotti per la pulizia dei manufatti in acciaio inox, tra i quali lo “Spray inox” che  pulisce a fondo la superficie e lascia un’ uniforme strato protettivo che rende la superficie gradevole, dall’ aspetto brillante e resistente alle impronte. E’ molto semplice l’utilizzo di questo spray agitando la bomboletta e spruzzando in modo uniforme il prodotto direttamente sulla superficie da circa 25cm circa, passando con un panno pulito ed asciutto vedrete subito la differenza. Vedrete tornare come all’origine le vostre cappe aspiranti, piani di cucina, maniglie, accessori e tutto quello che avete in casa in acciaio inossidabile.

Lo spray è ecologico e non danneggia l’ambiente, rispecchia le norme vigenti.

Vi possiamo fornire kit completi per sgrassaggio, decapaggio e passivazione oppure singole confezioni con prodotti assortiti per la pulizia dell’acciaio in valigette pratiche e convenienti.  

I prodotti citati sopra li potete trovare nel nostro negozio on-line.

Ci sono prodotti che non devono assolutamente essere usati nell’acciaio inox:

       Prodotti contenenti cloruri, specialmente quelli contenenti acido cloridrico,

       Candeggine a base di acido ipoclorico,

       Prodotti usati per pulire l’argento.

Nel caso in cui un’opera in acciaio inox venga a contatto con spruzzi di malta o cemento che possono contenere tracce di acido fosforico, bisogna risciacquare con acqua, preferibilmente deionizzata perché riduce il rischio di lasciare macchie e asciugare con un panno morbido.

L’eventuale contatto con polvere di ferro derivante da lavorazioni  nell’ambiente in cui sia presente il prodotto in acciaio inox o il diretto contatto può inquinare la superficie inossidabile rendendola attaccabile. Queste particelle di ferro devono essere rimosse immediatamente perché oltre ad ossidarsi possono intaccare lo strato passivo dell’acciaio inox portandolo sino all’ arrugginimento.

La ditta Turra Armando grazie a una gamma di prodotti specifici può ripristinare la superficie ossidata attraverso il procedimento di sgrassaggio – decapaggio – passivazione rendendola di nuovo inossidabile.

Macchie resistenti di olio o grasso possono essere rimosse con prodotti a base di alcool, inclusi l’alcol denaturato e l’alcool isopropilico o altri solventi come l’acetone. Questi prodotti non sono a rischio di corrosione per l’acciaio inox. Si consiglia di applicare il solvente in piccole quantità più volte e passare con un panno pulito e non abrasivo finché tutte le macchie non vengono rimosse.

 

 

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